Vogliamo costruire un partito che assuma il lavoro come tratto fondante della società e della persona

Vogliamo costruire un partito che assuma il lavoro come tratto fondante della società e della persona, il lavoro produttivo, intellettuale, manuale, creativo; senza il lavoro, senza la possibilità di espressione individuale e associata della propria capacitò, piccola o ampia che sia, rischiamo che le persone non esistano. Elemento determinante dell’identità di ciascuno, il lavoro vale per quanto è in esso insito cioè la possibilità di trovare se stessi, la propria realtà – per se stessi, non per gli altri.
Ora che la crisi mostra chiaramente le debolezze del mercato ingovernato dalla politica e dalle istituzioni, ci dobbiamo interrogare profondamente sulle trasformazioni dei modi di produzione, per derivare ipotesi certe di tutela del lavoro, comunque sia organizzato, senza preconcetti sulle trasformazioni richieste, ma con l’occhio attento alle distorsioni che ne possono derivare. In Sardegna la questione lavoro si lega con la questione della capacità a creare e produrre ricchezza. La crisi del sistema industriale in atto, priva delle politiche necessarie a contenerla, è la cartina di tornasole di una svolta possibile che il partito deve alimentare contribuendo a potenziare il capitale umano verso l’autoimprenditorialità diffusa e coerente con le potenzialità sarde.
riconoscendo la continua evoluzione del sistema produttivo, come fatto incontestabile, che si riflette inevitabilmente sulle caratteristiche e sui contenuti del lavoro bisogna però anche riconoscere che la subordinazione dei rapporti salariali e le stesse relazioni di lavoro cambiano in modo tutto sommato
marginale. Questo accade in quanto le relazioni fondate sull’ineguaglianza restano come basi dell’attività produttiva. In questo rispetto a mezzo secolo fa i cambiamenti non ci sono stati.
Assumere questo come tratto caratteristico del nostro Partito Democratico Sardo è quanto meno un tentativo ineluttabile.
In questo che rappresenta il contenuto fondamentale dell’azione politica del PD Sardo, consideriamo compagni di viaggio, sia pure nella distinzione di ruoli, le organizzazioni sindacali a cui va il merito di essere riuscite a ri-orientare la propria presenza in un epoca in cui il movimento operaio ha mutato i suoi
caratteri. La certa presenza di un movimento sindacale diffuso e adeguatamente organizzato, sempre più attento alle nuove esigenze dei lavoratori, anche quando non sindacalizzati, rappresenta una certezza per la tutela dei diritti dei cittadini.

Un partito che vuole essere grande non può che essere plurale e democratico senza cercare scorciatoie. Tantomeno in una fase che vede la democrazia colonizzata dagli interessi forti, svilita, in forte crisi di credibilità.
Il PD deve essere anzitutto un’associazione di donne e di uomini che si uniscono perché condividono una visione, un progetto, una passione politica. E quindi non si limitano a votare per questo o quel candidato, ma scelgono di impegnare una parte del loro tempo, della loro intelligenza e delle loro energie per far avanzare quel progetto.
Un partito che può contribuire a risolvere i problemi del paese e della Sardegna solo con riforme incisive ha bisogno di consenso consapevole e attivo. E deve quindi avere un forte radicamento popolare, qualificato su un asse centrale che vede alleati il lavoro, le imprese sane, le associazioni di cittadinanza con gli strati sociali più colpiti dall’ingiustizia e dall’emarginazione. E ha bisogno di alleanze, con forze politiche che ne condividano gli orientamenti di fondo e contribuiscano ad una sintesi comune per guidare una società complessa che non può essere ridotta ne ad un solo partito ne ad un solo leader. E le alleanze non sono obbligate o necessarie, sono prima di tutto una scelta culturale e poi politica, di unione tra tutte quelle forze che condividono le origini costituzionali del nostro Paese, la costituzione formale e materiale, la comune visione dell’economia e della società.
Questa era l’idea dell’Ulivo di Prodi e noi vogliamo che il PD torni ad essere il figlio legittimo dell’Ulivo.
Questo implica più cose: una democrazia davvero aperta, partecipativa, in grado di coinvolgere anche i cittadini meno propensi all’impegno diretto e quotidiano; quindi una democrazia che punta a miscelare efficacemente diverse forme, antiche e nuove, di democrazia diretta, delegata, deliberativa; una padronanza dei diversi linguaggi e delle diverse tematiche che attraversano oggi una società che è anche ricca di differenze, di attese, di aspettative oltre che di disagi e sofferenze.
Democrazia diretta non è solo primarie, è anche consultazione tematica degli iscritti e dei cittadini, ad esempio. E le primarie sono cosa buona quando vengono usate non a scavalco della fatica della democrazia quotidiana e per risolvere le competizioni interne ai gruppi dirigenti, ma per coinvolgere davvero e non episodicamente i cittadini e per attrarre nuovi elettori. Per questo pensiamo importante l’idea su cui si è basato il movimento dell’Ulivo e il percorso costitutivo del PD, che orientava alla diffusa presenza di luoghi (associazioni, fondazioni, centri di studio e ricerca, scuole di formazione alla politica) in grado di favorire l’elaborazione, l’analisi e per queste vie il dibattito, attorno ai problemi ed alle loro soluzioni. Il PD sardo deve diffondere e promuovere questi luoghi come fucine di democrazia.

La dimensione più deficitaria del PD riguarda proprio la sua capacità di tessere alleanze con i soggetti organizzati del civile. C’è una difficoltà nell’interloquire con il sindacato e con l’associazionismo di varia matrice anche per il modo antico e superato di rapportarsi in termini spesso sovraordinati.
Oggi anche il rapporto con questi soggetti va pensato come tessitura paziente e strategica di alleanze fondate su un dialogo continuo legato a condivisione di valori e di ideali, su precisi contenuti programmatici, sulla capacità di valorizzare nel partito e nelle istituzioni (e non per pura cooptazione di immagine) le persone di qualità che essi esprimono. Questo tratto deve anche legarsi alla presenza certa nelle comunità diffondendo la capacità di dialogo ma anche quella di ascolto.
Essere nella società virtuale non può bastare. Le categorie sociali più deboli e impaurite non trovano alcun conforto da un dialogo a comunicazione ridotta su internet. È necessario giocare entrambe le sfide.

Certezza delle regole e certezza del diritto deve essere il tratto distintivo del PD Sardo. La caduta di fiducia nelle istituzioni non può lasciare indifferente chi si candida a interpretare il nuovo corso di un nuovo Partito. Una vera e propria fase costituente si apre di fronte a noi. Investire nella fiducia interpersonale e nelle istituzioni implica uno sforzo di coerenza che si ponga come determinante di ogni scelta e di ogni proposta. In se è necessario disegnare un nuovo profilo che consideri ogni persona impegnata nel partito a tutti i livelli. Porre il rigore morale come cifra dei comportamenti, ma anche come tratto distintivo della comunicazione. Recuperare alla politica la bellezza che alimenta ogni passione civile, per ridare senso pieno allo spendersi volontario dei militanti, degli aderenti, degli elettori. La società sarda ne ha un immenso bisogno. Tracciare un sentiero che rassicuri e recuperi le tante “paure liquide” che stanno imbruttendo anche la società sarda, creando solitudini e favorendo la disgregazione sociale, deve essere un nostro impegno categorico.
Condizione determinante per questo obiettivo devono essere le regole ed il loro rispetto.
Regole nella società, a garanzia in particolare dei deboli e degli esclusi, in grado di favorirne, al di là delle opportunità immediatamente disponibili, la possibile crescita e capacità di partecipare al percorso della vita. Regole in grado di favorire il merito e di contenere le tante sacche di privilegio ancora presenti nella società sarda. Regole in grado di promuovere e accrescere su condizioni di dignità le opportunità di ciascuno. Regole in grado di favorire la tutela dei diritti civili e sociali, eliminando le scappatoie e contro le clientele.
Regole nel Partito, in grado di garantire gli iscritti e gli elettori che attraverso le primarie devono poter dare il loro contributo alla scelta delle cariche monocratiche (sindaci, presidenti di provincia e della regione) e sulla base di garanzie in grado di evitare la confusione, della scelta dei segretari provinciali e regionale. Il metodo delle primarie si estende alla coalizione per la scelta delle cariche monocratiche. Regole in grado di favorire la capillare diffusione dell’organizzazione e in grado di accrescere l’uso dell’elettronica come strumento di comunicazione interna ed esterna al Partito.

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