Un segretario per un partito e non un partito per un leader. Anche in Sardegna

Il Partito Democratico sardo nasce ora, con il congresso a cui stiamo partecipando. Dobbiamo costruirlo definendo una base comune da cui partire, quella del riconoscimento reciproco, della piena legittimità di ciascuno a partecipare al dibattito e alla competizione per la direzione del partito.
Dobbiamo superare la questione irrisolta delle primarie e il trauma del luglio del 2008, dopo il quale, i due filoni del PD sardo hanno vissuto vite separate e autonome.
La prima questione che si pone è perciò quella di ripristinare le condizioni per un confronto reale sui temi della politica, dell’accettazione delle regole del confronto, della disponibilità a una sintesi che rappresenti le ragioni dell’appartenenza e della comune militanza in un partito.
Il PD in Sardegna non c‘è, oggi. Sarà quello che iscritti ed elettori costruiranno, attingendo alla cultura politica dei movimenti democratici riformisti cattolici e socialisti del Novecento, ma rielaborandola per raccogliere le culture e le speranze che oggi ci attraversano.
Come ciascun individuo dà forma alla propria vita tracciando un progetto per il futuro, così un soggetto collettivo deve definire sé stesso attraverso un progetto per il futuro della collettività.
Vogliamo rispondere tracciando una mappa del partito che serve per rappresentare la società che disegna il futuro. Vogliamo un partito libero, democratico e organizzato.
Vogliamo un partito delle persone, della partecipazione, delle regole, che vive nelle comunità.
Vogliamo un partito che non si scrive autonomo ma pratica l’autonomia non solo nella relazione federata con il Partito Democratico ma nello sviluppo di una politica di relazioni con forze politiche, sociali e culturali di altre regioni europee e del Mediterraneo.

Un partito libero, democratico e organizzato. Libero da condizionamenti che limitino la sovranità di iscritti ed elettori, democratico nel cuore e nella vita quotidiana, organizzato per far partecipare davvero: questo è il nostro disegno.
Noi democratici sardi, siamo gli eredi innovatori dei riformismi, veniamo da 150 anni di storia laica e cattolica, italiana ed europea ma anche da percorsi radicati localmente, da una storia sardista che ha lasciato un solco profondo in tutti noi.
Dobbiamo costruire un partito attorno alle persone, alle donne, agli uomini, ai giovani ed ai vecchi, ai lavoratori, agli studenti, ai dirigenti, agli operai, ai piccoli o grandi imprenditori, agli artigiani o agli artisti. Alle donne e uomini di oggi, dobbiamo proporre un partito capace di legare ogni loro storia personale al valore dell’uguaglianza e all’impegno per costruire una società giusta e coesa; in altre parole, il Partito Democratico indica un futuro possibile riconoscendo le capacità e potenzialità diffuse, interpretandole nel proprio contesto e su questo riconoscendone l’identità personale e comunitaria.

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