E’ essenziale organizzare il rilancio del sistema economico sardo

È essenziale organizzare il rilancio del sistema economico sardo orientandolo alle produzioni industriali ad alto tasso di tecnologia e di servizi, migliorando le infrastrutture delle zone industriali ed abbattendo i costi di trasporto ed energia.
È necessario valorizzare le unicità paesaggistiche che hanno fatto della nostra isola una delle mete turistiche più ambite del mondo, contrastando la concorrenza delle destinazioni a basso costo con un potenziamento del sistema di servizi di alta qualità, con un miglioramento dei sistemi di trasporto, soprattutto interni. È necessario supportare il settore primario promuovendo la multifunzionalità quale strumento di integrazione al reddito ed incentivare il consumo interno e quello turistico di produzioni locali, dell’agroalimentare e dell’artigianato artistico, che costituiscono unicità culturali e produttive anche perché portate avanti da un tessuto di piccole imprese insostituibile, troppo spesso mortificate dalla concorrenza di prodotti di provenienza e qualità incerta.
Lo sviluppo di tecnologie, prodotti e servizi ecocompatibili o finalizzati alla tutela dell’ambiente è uno dei nuovi ambiti di sviluppo dell’economia. Portare a termine un tale progetto di sviluppo determina un’innovazione notevole rispetto ai modelli precedenti poiché richiede una stretta integrazione della ricerca tecnologica con la produzione che si autoalimentano generando nuovi posti di lavoro e sperimentando nuovi mercati in contesti più attenti alla sicurezza ed alla salute, nonché alla qualità ambientale ed al benessere economico generato da un diffuso indotto.
Lo sviluppo delle energie alternative è un passo notevole verso la risoluzione di problemi di equità globale legati allo sfruttamento dei carburanti fossili delle zone povere del mondo, sfruttamento che ha dato vita a guerre, massacri ed è alla base dei molti rifugiati che fuggono sulle nostre coste.
Al contrario alimentare ipotesi sulla proliferazione di centrali nucleari è al momento attuale errato ed economicamente eccessivamente gravoso, in quanto occorrerebbe ricreare le competenze specializzate necessarie a far funzionare gli impianti. Inoltre il nucleare e lo smaltimento delle scorie comportano problemi di sicurezza, e implicazioni sulla salute del cittadino e sulla complessiva sostenibilità ambientale.

Il modello di sviluppo per una Sardegna moderna deve prevedere una seria programmazione di politiche pubbliche, partendo da una riforma delle pubbliche amministrazioni orientata ad una spesa più veloce ed efficace che consenta di restituire ai cittadini i beni e servizi essenziali per garantire una qualità della vita adeguata agli standard europei.
È necessario costruire un modello di politiche per la gestione dei servizi di pubblica utilità, quali la sanità, i servizi idrici ed i trasporti locali, che regoli i settori nei quali la concorrenza di più imprese non migliorerebbe l’efficienza e la qualità dei servizi. Un modello che garantisca il cittadino di fronte a fenomeni di mercato che potrebbero intaccare i diritti alla fruizione di servizi primari e che garantisca ai cittadini ed ai loro rappresentanti l’organizzazione e la gestione dei servizi di pubblica utilità.
C’è un di più di etica pubblica e di responsabilità che dobbiamo ricercare perché un sistema istituzionale complesso come quello costituito da Regione, Province e Comuni, enti ed agenzie, aziende pubbliche e fondazioni, possa accompagnare un cambiamento condiviso che disegna la Sardegna nuova che esce dalla crisi.
Non possiamo che rendere vero e praticato il dettato costituzionale del pariordinamento istituzionale, del governo delle cose e delle politiche il più vicino possibile al controllo e alla responsabilità dei cittadini, della sussidiarietà vera tra cittadini organizzati e istituzioni, anche ripartendo da un disegno statutario da riscrivere nel solco della Costituzioni e dell’Autonomia più necessaria per vincere la sfida più dura dal dopoguerra.
Senza avere più timore di fare politiche pubbliche per gli interessi pubblici, senza paura di dire che il mercato genera mostri se le istituzioni non lo regolano, senza temere di dire che il pubblico ha il compito di gestire, bene e in maniera efficiente, le risorse, dall’acqua alla terra, all’ambiente al paesaggio che i cittadini hanno ricevuto in prestito si, ma dai loro figli.

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