Siamo consapevoli che la Sardegna del presente è segnata da un passaggio epocale. Priva di un nuovo e condiviso modello di sviluppo, si attesta sulla difesa delle certezze che le provengono dal passato e fatica a darsi una nuova prospettiva. La crisi mondiale in atto sta accentuando il dato dell’assenza di un progetto possibile. Il risultato è il progressivo impoverimento della società civile e in alcuni casi la vera e propria crisi di futuro.
È il caso dei due terzi del territorio preda di uno spopolamento che via via si consolida come dato ineluttabile.
È il caso dei tanti giovani ad alta scolarità e qualifiche, che hanno ripreso la strada dell’emigrazione.
È il caso della crescita delle famiglie in condizioni di povertà relativa.
È il caso dei tanti nuovi disoccupati.
È il caso dell’assenza di senso in quote crescenti di giovanissimi, privi di certezze che non arrivano dal sistema formativo e dell’istruzione.
Durante la legislatura che si è conclusa nel 2009 sono state avviate serie e definite riforme mirate a proporre un senso e un progetto alla Sardegna di domani. È un patrimonio che non va disperso ma sono passati cinque anni da quando il progetto è stato scritto. Per questo è indispensabile dare alla società sarda strumenti in grado di favorire la costruzione di un progetto oggi e per i prossimi 10 anni, sapendo che negli ultimi mesi sono cambiate radicalmente prospettive e aspettative in Sardegna e nel mondo intero, sapendo che è la società che disegna il suo futuro, adesso.
La crisi attuale mette in discussione molti fondamenti dello sviluppo e del vivere sociale tanto da richiedere la messa in campo di nuovi orientamenti, ed elaborare un pensiero nuovo. È sotto gli occhi di tutti che la competizione, come dato culturale prima che politico e sociale, abbia creato le condizioni per il progressivo impoverimento degli stessi paesi che la hanno storicamente sostenuta come paradigma sociopolitico. Una moderna sinistra deve ribadire in modo netto e senza tentennamenti, che la società liberale deve darsi forme e istituzioni in grado di determinare condizioni favorevoli alla cooperazione, sociale, economica e politica tra i cittadini e tra le istituzioni sociali e politiche che animano l’ormai ridefinita epoca post-moderna.
Il mito della crescita, misurata in termini di PIL, continua a essere influente nel campo dell’economia e della politica ma squilibri, recessione e problemi climatici impongono altre crescenti riflessioni, oltre la sola produzione verso la ricerca di un benessere che produca uguaglianza, libertà e democrazia. Sono le società dove prevale la cooperazione, la fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni quelle che hanno i più elevati livelli di felicità , benessere e sicurezza ed è solo investendo su queste determinanti che il cambiamento prevale e diventa permanente, se si costruisce in una società che coopera e non confligge, che è coesa e non solo competitiva.
È per questo determinante favorire una nuova generazione di dirigenti, nei vari settori della società : nelle imprese, nella scuola, nel civile organizzato, nelle amministrazioni locali. Il respiro delle nuove generazioni, associato alle esperienze diffuse, può favorire la costruzione di un progetto credibile, in grado di avviare la Sardegna ad un nuova stagione dell’autonomia. La stessa Chiesa Sarda ascoltatala una responsabilità comune nella costruzione di questo nuovo percorso. La presenza delle comunità ecclesiali è storicamente un riferimento per promuovere, far progredire e mantenere coeso il popolo sardo. La disponibilità della Chiesa con le sue molteplici strutture, ha da sempre favorito diffusi percorsi di crescita individuale e collettiva della coscienza dei sardi. La nostra stessa identità di popolo è forgiata del percorso storico del cristianesimo e su questo ha basato, dall’autonomia in poi, l’acquisizione di una diffusa consapevolezza e senso civico.
Il PD Sardo ha nel merito un dovere, nella relazione con le comunità religiose e con le loro responsabilità civili e culturali, che deve alimentare le modalità della presenza e le regole della sua vita democratica, anche tutelando il necessario pluralismo religioso.
Lascia un commento